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[MUSIC] L'anello del Nibelungo: L'oro del Reno

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L'anello del Nibelungo

L'anello del Nibelungo (Der Ring des Nibelungen, altrimenti detto Tetralogia) è un ciclo di quattro drammi musicali di Richard Wagner, che costituiscono un continuum narrativo che si svolge nell'arco di un prologo e tre "giornate":

* L'oro del Reno (prologo)

* La Valchiria (prima giornata)

* Sigfrido (seconda giornata)

* Il crepuscolo degli dei (terza giornata)

Wagner compose la musica e scrisse il libretto dei quattro drammi nel corso di 26 anni, dal 1848 al 1874 (peraltro con un'amplia interruzione fra il 1856 il 1867, periodo in cui si dedicò alla composizione di Tristano e Isotta e I maestri cantori di Norimberga); un periodo tanto lungo che sono molteplici e a volte contrastanti le influenze culturali e le differenze di stile che si mostrano nel quadro complessivo. Queste differenze sono però minime rispetto alla mole del lavoro, che costituisce una delle più sterminate creazioni della storia dell'arte (15 ore di musica). In essa Wagner inaugurò la sua nuova concezione drammatico-musicale, al punto che la Tetralogia può definirsi qualcosa di assolutamente nuovo.

Per una più estesa informazione sulla trama e sui significati dell'opera si rinvia alle sezioni specifiche delle quattro parti e alla voce Wagner (la concezione wagneriana).

Linee portanti

In primo luogo la genesi del progetto risale al 1848, anno di fermenti rivoluzionari in tutta Europa (ai quali lo stesso Wagner prese fisicamente parte attiva al fianco dell'anarchico Bakunin); l'abbozzo prende quindi forma in un ambiente socio-politico atto soprattutto a denunciare il sistema capitalistico e borghese che nel primo Ottocento cominciava ad affermare il suo monopolio sulle classi lavoratrici. Tale denuncia è mascherata dalla connotazione mitica della storia, tratta dall'epopea tedesca del Nibelungenlied e dalle antiche saghe dell'Edda, cui Wagner attinse per rielaborare la trama del suo lavoro.

Preminenti sono le figure di Alberich e Wotan. Alberich (lo gnomo nibelungo da cui la storia prende nome) è la personificazione del male assoluto, che rinunciando all'amore si impossessa dell'oro e dell'anello magico che lo rende il padrone del mondo. Wotan (l'Odino della mitologia nordica, il re degli dèi che dimora tra le nubi del Walhalla) gli si contrappone come figura inizialmente ambigua (ambisce anche lui alla potenza, inconsapevole artefice della propria rovina), in seguito sempre più conscio della necessità di rimediare ma coinvolto nell'inevitabile caduta, fino al tragico crollo del suo stesso mondo - il Ragnarök - che ristabilisce un nuovo ordine cosmico. Tra di loro, gli eroi Sigfrido e Brünnhilde, che dovrebbero rappresentare la luce della speranza e che invece (specie nel caso di Sigfrido) restano vittima della loro stessa innocenza. Solo Brünnhilde, alla fine di tutto, determinerà il riscatto delle colpe commesse, immolandosi nel grande incendio distruttore e riconsegnando l'anello maledetto alle limpide acque del fiume Reno, da dove Alberich l'aveva strappato.

Inizialmente, il significato finale e il suo svolgimento all'interno della vicenda non fu chiaro nemmeno allo stesso Wagner, che partì da un'idea positivistica basata sulla filosofia di Marx e di Feuerbach (nel qual caso il dramma non si sarebbe concluso con la distruzione del mondo) per poi optare drasticamente per un finale tragico dopo l'incontro col pensiero di Schopenhauer e la sua visione pessimistica della vita. Altrettanto ambiguo risulta essere - volutamente - lo splendido tema musicale che risuona alla fine del dramma, quella redenzione che non si sa a cosa porti, né cosa voglia significare. È bene sapere che l'autore non lo chiamava tema della "Redenzione" ma tema della "Glorificazione di Brünnhilde", dove il monologo finale della protagonista non costituirebbe una redenzione vera e propria bensì una cosmica comprensione del fallimento di ogni desiderio (Schopenhauer). Proprio per la presenza di numerose chiavi interpretative, l'Anello del nibelungo è stato successivamente sbandierato dalle più opposte ideologie: Comunismo, Anarchia, Nazismo.

Lo stile della composizione inaugura la rivoluzionaria concezione teatrale di Wagner. La musica è composta da un mosaico fittissimo di temi conduttori - melodie associate a cose, personaggi e stati d'animo - che col loro continuo riapparire formano il tessuto fondante della partitura. Sul numero di questi leitmotiv non vi è accordo fra i vari studiosi wagneriani. Il sistema dei leit-motiv raggiunge nell'Anello il suo massimo sviluppo, calcolato quasi matematicamente con uno straordinario gioco di fantasia e sfumature dalle infinite tonalità. La psicologia gioca un ruolo fondamentale nell'evoluzione musicale dei personaggi e nelle varie situazioni che si instaurano volta per volta. È da segnalare la differenza di stile che intercorre tra L'Oro del Reno (scritto nel 1853) e Il Crepuscolo degli dei (terminato nel 1874), il primo ancora bilanciato tra canto e orchestra, con maggiore spazio al declamato, il secondo più evoluto nello spessore sinfonico e costituito da una polverizzazione continua di frammenti tematici. Per contro, la stesura poetica risulta essere più arcaica nel Crepuscolo in quanto Wagner scrisse i testi a ritroso, cominciando dall'ultima giornata e procedendo all'indietro verso il prologo. Il Crepuscolo, infatti, denota ancora alcune impostazioni legate all'opera lirica convenzionale (il coro e il terzetto alla fine del 2° atto) poi bandite negli altri tre drammi.

L'oro del Reno

L'oro del Reno (Das Rheingold) è la prima delle quattro opere che costituiscono la tetralogia L'anello del Nibelungo, di Richard Wagner.

L'opera fu composta nel 1853-54 e rappresentata per la prima volta il 22 settembre 1869 a Monaco di Baviera, presso il Teatro Nazionale.

Trama:

Scena prima - La prima scena si apre: le tre figlie del Reno (che hanno il compito di proteggere l'oro del Reno) stanno giocando nell'acqua. Il nano Alberich fuoriesce dalle viscere della terra e si ferma a guardarle; non si trattiene e proclama il suo amore per loro. Ma esse lo deridono; allora, infuriato, egli cerca di afferrarle. Nel frattempo l'oro del Reno si mostra; le tre rivelano il segreto potere del tesoro che custodiscono: chiunque sarà capace di forgiare con esso un anello, dominerà il mondo; per farlo però deve rinnegare l'amore. Ed Alberich maledicendo l'amore si impadronisce dell'oro e scompare.

Scena seconda - Wotan riposa accanto alla moglie Fricka. Ella lo sveglia. Discutono, poiché Wotan si è fatto costruire dai giganti Fasolt e Fafner una dimora celeste promettendo loro in cambio la sorella di Fricka, Freia. Tuttavia Wotan, completato il lavoro, non vuole accondiscendere al pagamento. I giganti si presentano e, se non accontentati, intendono rapire Freia, in difesa della quale sono pronti a intervenire i fratelli Donner e Froh, fermati in tempo da Wotan prima che si sparga sangue. Il semidio Loge propone una soluzione: rubare l'oro al nano Alberich che, nel frattempo, è riuscito a forgiare l'anello. Ma, ora che ne conoscono il potere, tutti sentono il desiderio di impossessarsene. I giganti rapiscono Freia: la terranno fino a che non avranno l'oro.

Scena terza - Alberich e i Nibelunghi, illustrazione di Arthur Rackham

Nel suo regno sotterraneo Alberich ha costretto in servitù i Nibelunghi e se ne serve per accumulare ricchezze. Perfino suo fratello Mime è picchiato e torturato, sebbene abbia realizzato per Alberich un elmo magico chiamato Tarnhelm, che dona a chi lo indossa il potere di mutarsi in qualunque cosa, o di diventare invisibili. Loge e Wotan con un inganno riescono tuttavia a fare prigioniero Alberich. Lo portano con loro in superficie.

Scena quarta - Per essere liberato Alberich dovrà consegnare il suo tesoro, compreso l'anello. Una volta liberato egli maledice l'anello affinché conduca alla rovina chiunque ne sia il possessore. Wotan ignora la maledizione e indossa l'anello, intenzionato a tenerlo per sé. Ma i giganti non si accontentano del tesoro: esigono anche l'anello e l'elmo magico forgiato da Mime, fratello e servitore di Alberich. Wotan è costretto a cedere, anche se solo dopo che Erda, dea della terra e custode di conoscenze sul futuro, gli ha predetto un infausto destino se non getterà via l'anello. La maledizione comincia subito il suo effetto: Fafner, per avidità, uccide il fratello Fasolt e fugge col tesoro. Gli dei prendono possesso della loro dimora e l'oro non viene restituito alle figlie del Reno, che supplicano invano.

Commento:

L'anima de L'oro del Reno è contenuta nella doppia maledizione di Alberich: la prima, scaturita dall'avidità, contro l'amore, cioè contro la forza vitale di rinnovamento; la seconda contro la stessa avidità e prepotenza degli dei.

È nel prologo della tetralogia, quindi, che si determinano le condizioni per la necessaria caduta del mondo degli dei; un mondo fondato sull'avidità. Si noti che la maledizione lanciata da Alberich contro gli dei non proviene da altra fonte che quella stessa avidità: un attacco del denaro a se stesso. Infatti, quando Wagner concepisce l'opera, l'Europa è soggetta a vasti fermenti rivoluzionari: il compositore si attende che il mondo che lo circonda cada. Poco importa che egli concepisca una palingenesi fondata su nuovi valori (Sigfrido) o un tragico declino; per lui un radicale cambiamento è inevitabile. Né questa concezione cambierà sostanzialmente al momento della composizione sei anni dopo.

La Valchiria

La Valchiria (Die Walküre) è la seconda delle quattro opere che costituiscono - assieme a L'oro del Reno, Sigfrido e Il crepuscolo degli dei - la tetralogia L'anello del Nibelungo, di Richard Wagner.

Fu rappresentata per la prima volta singolarmente il 26 giugno 1870 a Monaco di Baviera, mentre fu messa in scena all'interno dell'intera tetralogia per la prima volta il 14 agosto 1876 al teatro di Bayreuth.

Trama

Atto primo - La prima scena mostra il fuggiasco Siegmund che trova rifugio in un'abitazione. Sieglinde lo accoglie mentre suo marito Hunding è assente. Egli le spiega come, affrontato da molti nemici, sia stato costretto alla fuga e spinto da una tempesta a cercare rifugio presso di lei. Ma sa che una maledizione grava su di lui e si prepara a ripartire; ella però gli chiede di restare: è infatti attesa a sua volta da un oscuro destino. Ciò altro non è che la conseguenza della loro origine divina: i due sono fratelli, figli di Wotan e di una donna con la quale egli si è unito (nella speranza di generare l'eroe senza paura in grado di riconquistare il tesoro dei Nibelunghi) e, come tali, legati a lui.

Mentre la scena si chiude, i due si guardano con crescente passione.

Ritorna Hunding; sorpreso e sospettoso nei confronti di Siegmund per la di lui somiglianza con Sieglinde, lo invita con decisione a rivelare il suo nome; Siegmund mente affermando di chiamarsi Wehwalt (figlio del lupo). Racconta poi la sua storia e, per ultimo, di come la sua lotta per una donna costretta a sposarsi contro i propri sentimenti avesse causato una strage. Hunding riconosce così Siegmund come un nemico della sua tribù e, trattenuto dai doveri d'ospitalità dall'attaccarlo immediatamente, lo sfida comunque a un duello che avrà luogo l'indomani mattina.

Sieglinde, che è favorevole a Siegmund, ha addormentato Hunding con delle droghe e, negli ultimi bagliori del fuoco che si spegne, mostra al fratello (che è giunto alla casa senz'armi) il luogo ove nel giorno del suo matrimonio uno straniero ha conficcato una spada che, da allora, nessuno è riuscito a estrarre. Ella è convinta che Siegmund sia in grado di farlo e di liberarla dall'uomo che non ama. Improvvisamente la luce della luna illumina la scena: i due riconoscono l'uno nell'altro il volto del padre. Ella comprende di trovarsi davanti al fratello da cui era stata separata quand'era bambina. Egli estrae dal tronco di frassino la spada e le dà nome Nothung. A quel punto i due confessano l'un l'altra il proprio amore.

Atto secondo - Wotan istruisce la valchiria Brunilde, sua figlia, perché ella protegga Siegmund nel suo prossimo duello con Hunding. Ma Fricka, moglie di Wotan e divinità protettrice del matrimonio, domanda al contrario che Siegmund e Sieglinde siano puniti per aver commesso i crimini di adulterio e incesto (ella sa infatti che Wotan è il padre di entrambi). Wotan replica affermando la necessità di un eroe libero, non legato a lui, ma Fricka ribatte che Siegmund non è che un'inconsapevole pedina nelle mani di Wotan. Wotan è costretto a cedere e promette alla moglie la morte di Siegmund.

Fricka si allontana, e Wotan, disperato, rimane solo con Brunilde. Ad ella spiega che, angustiato dalla sinistra profezia di Erda sulla sorte degli dei (al termine de L'oro del Reno), aveva sedotto la dea per venire a sapere qualcosa di più: da ella aveva avuto Brunilde. Aveva cresciuto Brunilde ed altre otto figlie come valchirie, donne guerriere che accolgono le anime degli eroi caduti per formare un esercito contro Alberich. Ma l'armata del Valhalla sarà sicuramente sconfitta se Alberich riuscirà a rientrare in possesso dell'anello, che ora è custodito dal gigante Fafner. Usando il Tarnhelm, il gigante si è tramutato in un drago e si è nascosto in una foresta, dove monta la guardia al tesoro dei Nibelunghi, cedutogli proprio da Wotan. Poiché è legato a lui da questo patto, non può essere Wotan a prendergli l'anello, quindi ha bisogno di un eroe libero. Tuttavia, come gli ha fatto notare Fricka, tutto ciò che riesce a fare è creare servi. Sconsolato, Wotan ordina a Brunilde di ubbidire al volere di Fricka e di procurare la morte del suo amato figlio Siegmund per mano di Hunding.

Siegmund e Sieglinde, intanto, fuggiti insieme, si inoltrano fra i passi montani. Sieglinde, esausta, sviene. Sopraggiunge Brunilde, che si rivolge a Siegmund annunciandogli la sua morte imminente e il suo prossimo ingresso nel Valhalla. Ma Siegmund rifiuta di seguirla quando viene a sapere che Sieglinde non potrà venire con lui. Colpita dalla forza del suo coraggio e del suo amore, Brunilde decide di contravvenire agli ordini del padre e di aiutarlo.

Arriva Hunding, che attacca Siegmund. Favorito da Brunilde, questi sembra prevalere sul rivale, ma arriva Wotan e spezza Nothung, la spada di Siegmund, con la sua lancia. Disarmato, Siegmund viene ucciso da Hunding. Brunilde prende Sieglinde e raccoglie i frammenti di Nothung, e fugge sul suo cavallo portando in salvo la donna. Wotan si ferma a guardare il corpo senza vita del figlio. Con un gesto sprezzante uccide Hunding, e parte all'inseguimento della sua figlia ribelle.

Atto terzo - Le valchirie, ciascuna accompagnata dall'anima di un guerriero caduto, si riuniscono sulla sommità di una montagna. Quando vedono arrivare Brunilde con una donna viva rimangono sconvolte. La sorella implora il loro aiuto, ma le altre valchirie non osano andare contro il volere di Wotan. Brunilde, allora, decide di trattenere Wotan per dare tempo a Sieglinde di fuggire; annuncia inoltre che Sieglinde è incinta di Siegmund, e che il nome del bambino sarà Sigfrido (Siegfried).

Sopraggiunge Wotan, furibondo, e pronuncia la sua condanna contro Brunilde: ella verrà privata della sua condizione di valchiria e diventerà mortale; immersa in un sonno magico sulla cima di una montagna, sarà preda di ogni uomo. Le altre valchirie fuggono terrorizzate. Brunilde implora pietà, spiega che sono stati il coraggio e l'eroismo di Siegmund a spingerla a parteggiare per lui e a proteggerlo, sapendo che quello, in fondo, era anche il desiderio dello stesso Wotan. Wotan, alla fine, acconsente almeno a questa richiesta: di circondarla, mentre giace profondamente addormentata, di un cerchio di fuoco magico, per scoraggiare dall'avvicinarla chiunque, a parte il più coraggioso degli eroi (che entrambi già sanno sarà lo stesso Sigfrido, non ancora nato, come annunciato dal leitmotiv che si ode in questo punto). Wotan porta Brunilde in cima ad un monte e la fa addormentare; ordina a Loge, semidio del fuoco, di circondarla di fiamme, quindi si allontana in preda al dolore, pronunciando queste ultime parole: Wer meines Speeres Spitze fürchtet, durchschreite das Feuer nie! ("Chi della mia lancia teme la punta, mai non traversi il fuoco!").

Curiosità:

* Quest'opera contiene la celeberrima Cavalcata delle Valchirie, utilizzata, tra l'altro, nei film 8 e ½, Pasqualino Settebellezze, Apocalypse Now, The Blues Brothers e Watchmen.

* Siegmund e Sieglinde sono due armi (una lancia ed una spada rispettivamente) nel gioco Fire Emblem: The Sacred Stones. Sono le due Sacred Twin del regno di Renais, e possono essere usate solo dal principe Ephraim (Siegmund) e dalla principessa Eirika (Sieglinde); sono di livello S, le più potenti del gioco.

Cavalcata delle Valchirie

La Cavalcata delle Valchirie (in tedesco: Walkürenritt) è un celebre brano presente all'inizio del terzo atto de La Valchiria di Richard Wagner.

Il tema principale fu scritto originariamente il 23 luglio 1851. Un abbozzo preliminare fu composto nel 1854 come parte di composizione di tutta l'opera che fu orchestrata completamente dalla fine del primo quarto del 1856.

La Cavalcata delle Valchirie è senza dubbio il brano musicale più conosciuto di Wagner, e si distingue particolarmente per i suoi rifermenti nella cultura popolare, essendo usata come stereotipo della Grand opéra, e soprattutto viene abbinata a tutto ciò che è attinente all' arte della guerra.

Nella cinematografia

La Cavalcata è stata usata in numerosi film, e fu inserita soprattutto in scene belliche.

Viene utilizzata nel film La nascita di una nazione (1915) di D. W. Griffith, quando "i precedenti nemici del Nord e del Sud sono di nuovo uniti in difesa del loro diritto di nascita ariano" contro i precedenti schiavi neri dopo la fine della guerra civile. Il suo utilizzo è ben noto nel film del 1979 Apocalypse Now, nella scena in cui uno squadrone di elicotteri inserisce il brano mentre attacca un villaggio vietnamita.Il tema ha pure un ruolo importante nel film 8½ di Federico Fellini, dove viene inserita due volte. Viene utilizzata anche in altri film come ad esempio nei Blues Brothers (1980), Lord of War (2005) e Operazione Valchiria (2009)

Sigfrido (opera)

Sigfrido (Siegfried) è la seconda giornata della tetralogia L'anello del Nibelungo di Richard Wagner.

L'opera fu rappresentata per la prima volta il 16 agosto 1876 a Bayreuth, in occasione della prima esecuzione completa della tetralogia.

Trama

Atto I - Sono passati alcuni anni dagli eventi de La Valchiria. Mime, il fratello di Alberich, sta forgiando una spada nella sua caverna nella foresta: il nano ha in mente di impossessarsi dell'anello, servendosi di Sigfrido, che in questi anni ha cresciuto perché uccidesse Fafner per lui. Sigfrido però finora ha rotto qualsiasi spada che egli gli ha fabbricato. Sigfrido torna dai suoi vagabondaggi nella foresta e chiede a Mime di parlargli delle sue origini. Mime è costretto a narrargli di come, anni prima, avesse trovato nella foresta sua madre, Sieglinde, morta dandolo alla luce. Mostra a Sigfrido i frammenti di Nothung, che conservava da allora, e il giovane gli ordina di riforgiare la spada.

Sigfrido si allontana, lasciando Mime sconsolato: non è in grado infatti di riparare la spada. Un vecchio Viandante (Wotan travestito) giunge all'improvviso alla sua porta. Il Viandante scommette con Mime la sua testa che saprà rispondere a tre indovinelli che il nano vorrà sottoporgli, e Mime acconsente: chiede all'ospite di nominargli le tre razze che vivono sotto terra, sulla superficie e nei cieli. Si tratta dei Nibelunghi, dei giganti e degli dei, risponde correttamente il Viandante. Ora tocca a quest'ultimo proporre tre quesiti, e Mime dovrà rispondere pena la vita. Il Viandante gli chiede di dirgli il nome della razza più cara a Wotan, ma da lui trattata più duramente, il nome della spada che può distruggere Fafner, e il nome della persona che può forgiarla. Mime sa rispondere ai primi due quesiti, i Valsidi e Nothung, ma non conosce la risposta al terzo. Ciò nonostante, il Viandante lo risparmia, rivelandogli che solo "colui che non conosce la paura" potrà riforgiare Nothung, e sarà anche colui che ucciderà Mime. Quindi se ne va.

Ritorna Sigfrido, e subito si irrita al vedere che Mime non ha fatto alcun progresso. Mime comprende che l'unica cosa che in quegli anni non ha insegnato a Sigfrido è la paura, e il giovane è ansioso di apprenderla: Mime promette di insegnargliela conducendolo dal drago Fafner. Poiché il nano non è stato in grado di riforgiare Nothung, Sigfrido decide di provarci da solo: riunisce i frammenti di metallo, li fonde insieme e fabbrica così una nuova spada. Mime si ricorda delle parole del Viandante e capisce che ora sarà ucciso da Sigfrido: non visto, prepara allora una bevanda avvelenata da offrire al giovane subito dopo che egli avrà ucciso Fafner.

Atto II - Il Viandante giunge all'ingresso della caverna di Fafner: lì si trova anche Alberich, deciso a riprendersi l'anello. I due antichi nemici si riconoscono subito. Alberich annuncia a Wotan i suoi piani di dominio del mondo non appena avrà rimesso le mani sull'anello. Wotan, invece, replica che egli non ha alcuna intenzione di tentare di impossessarsene: con grande sorpresa dell'altro, sveglia Fafner e informa il drago che sta per giungere un eroe per combatterlo. Fafner si fa beffe di quella minaccia, rifiuta di riconsegnare l'anello ad Alberich, e torna a dormire. Wotan e Alberich partono.

All'alba, giungono Sigfrido e Mime. Mime si nasconde mentre Sigfrido va per affrontare il drago. In attesa che questo si mostri, il giovane vede un uccello della foresta posato su un albero: cerca di imitare il suo verso con una canna, ma senza successo. Suona quindi una nota con il suo corno, che attira Fafner fuori dalla caverna. Dopo un breve scambio di frasi, i due combattono, e Sigfrido trafigge al cuore il drago con Nothung.

Prima di morire, Fafner si fa dire da Sigfrido il suo nome, e lo avverte di guardarsi dal tradimento. Quando Sigfrido estrae la lama dal corpo del drago, le sue mani sono ricoperte del sangue di Fafner, ed egli istintivamente le porta alla bocca, assaggiandolo. Dopo averlo bevuto, riesce a comprendere il canto dell'uccello della foresta. Facendo come questi gli suggerisce, prende dall'antro del drago l'anello e il Tarnhelm, l'elmo magico che consente di mutare forma e divenire invisibili. Ricompare Mime, e Sigfrido si lamenta con lui perché ancora non ha imparato cosa sia la paura. Ansioso di mettere mano sull'anello, Mime offre al giovane il veleno, ma tra i poteri del sangue del drago che ha bevuto vi è anche quello di leggere il pensiero, perciò ora Sigfrido intuisce le malvagie intenzioni del nano, e lo uccide.

L'uccello della foresta canta di una donna addormentata su una roccia circondata dal fuoco. Sigfrido, pensando di poter forse apprendere il significato della paura da costei, si dirige verso la sommità della montagna.

Atto III - Il Viandante compare lungo il sentiero che conduce alla roccia di Brunilde ed evoca Erda, la dea della terra. Ella, confusa, dice a Wotan di non poterlo aiutare, ma questi l'informa di non temere più la fine degli dei, anzi, la desidera: la sua eredità passerà a Sigfrido il Valside, e la loro figlia, Brunilde, compirà l'impresa che redimerà il mondo. Erda sprofonda di nuovo nelle viscere della terra.

Giunge Sigfrido, e il Viandante lo interroga. Il giovane, che non ha riconosciuto suo nonno, risponde con insolenza e fa per proseguire verso la cima. Il Viandate gli blocca il passo, e allora Sigfrido gli spezza la lancia con un colpo della sua spada. Con calma, Wotan ne raccoglie i pezzi e scompare.

Sigfrido giunge infine di fronte al cerchio di fuoco e lo attraversa. Vede la figura in armatura che giace addormentata, e dapprima pensa che sia un uomo. Ma, dopo che ha rimosso l'armatura, si accorge che si tratta di una donna. Quella vista per lui sconosciuta lo colpisce, non sa cosa fare, e per la prima volta nella sua vita sperimenta la paura. Bacia Brunilde, svegliandola dal suo sonno. Dapprima esitante, Brunilde è poi vinta dall'amore di Sigfrido, e rinuncia al mondo degli dei. Insieme, i due cantano "l'amore lucente e la morte ridente" (leuchtende Liebe, lachender Tod!)

Il crepuscolo degli dei

Il crepuscolo degli dei (in tedesco Götterdämmerung) è la quarta e ultima delle quattro opere che costituiscono la tetralogia L'anello del Nibelungo di Richard Wagner.

L'opera fu rappresentata per la prima volta il 17 agosto 1876 a Bayreuth, in occasione della prima esecuzione completa della tetralogia.

Trama

Prologo - Le tre Norne, figlie di Erda, si riuniscono sulla roccia di Brunilde, tessendo il filo del Destino. Cantano del passato, del presente e del futuro, di quando Wotan darà fuoco al Valhalla per dare il segnale dell'inizio della fine degli dei. All'improvviso, il filo si spezza. Piangendo la perdita della loro saggezza, le Norne scompaiono.

All'alba, Sigfrido e Brunilde escono dalla loro caverna. Sigfrido parte per nuove avventure, e nel salutarlo Brunilde lo prega di ricordarsi del loro amore. Come pegno di fedeltà, egli le lascia l'anello che ha preso a Fafner. Portando con sé lo scudo di Brunilde e montando il cavallo di lei Grane, Sigfrido si allontana.

Atto I - L'atrio dei Ghibicunghi, un popolo che vive lungo il Reno. Gunther, signore dei Ghibicunghi, siede sul trono. Hagen, il suo fratellastro, gli consiglia di trovare al più presto una moglie per sé e un marito per sua sorella Gutrune, e gli suggerisce rispettivamente i nomi di Brunilde e Sigfrido. Hagen ha preparato e consegnato a Gutrune una pozione che farà dimenticare a Sigfrido Brunilde e lo farà innamorare di Gutrune; sotto l'effetto della pozione, Sigfrido sottometterà Brunilde e la consegnerà a Gunther.

Giunge Sigfrido, e Gunther gli offre la propria ospitalità. Gutrune gli presenta la pozione e l'eroe, ignaro dell'inganno, brinda a Brunilde e al loro amore, e la beve. Perde così il ricordo dell'amata, e si innamora di Gutrune. Sotto l'effetto della pozione magica, si offre di conquistare una sposa per Gunther, che gli dice di Brunilde. I due giurano un patto di fratellanza di sangue, e partono per la roccia.

Nel frattempo, Brunilde viene visitata da sua sorella, la valchiria Waltraute, che le racconta come Wotan sia tornato un giorno dai suoi vagabondaggi per il mondo con la lancia spezzata. In essa erano intagliati tutti i patti e i contratti che Wotan aveva stipulato, la sua fonte di potere. Egli aveva ordinato che i rami di Yggdrasill, l'Albero del Mondo, venissero accatastati attorno al Valhalla, aveva mandato i suoi corvi per il mondo perché spiassero e riferissero a lui tutte le notizie, ed ora aspettava la fine nel Valhalla. Waltraute prega Brunilde di restituire l'anello alle Figlie del Reno, poiché la sua maledizione sta colpendo anche il loro padre Wotan. Ma Brunilde rifiuta di separarsi dal pegno d'amore che Sigfrido le ha lasciato, e Waltraute si allontana disperata.

Arriva Sigfrido, che ha assunto l'aspetto di Gunther grazie al magico Tarnhelm, e pretende Brunilde come sua sposa. Nonostante la donna opponga una violenta e fiera resistenza, Sigfrido la sconfigge, strappandole l'anello dal dito e infilandoselo sul suo.

Atto II - Hagen, sulle rive del Reno, è visitato in sogno da suo padre, Alberich: incalzato da questi, gli giura che riuscirà a impossessarsi dell'anello. All'alba fa ritorno Sigfrido, che ha assunto di nuovo il suo aspetto e cambiato posto con Gunther. Hagen riunisce il popolo dei Ghibicunghi per accogliere il re Gunther e la sua sposa.

Giunge Gunther conducendo con sé Brunilde, che rimane sconvolta al vedere Sigfrido: notando l'anello al dito di lui, capisce di essere stata tradita. Di fronte ai vassalli di Gunther, accusa Sigfrido, che però giura sulla lancia di Hagen di essere innocente. Si allontana quindi con Gutrune e gli altri cavalieri, lasciando soli Brunilde, Gunther e Hagen. Pieno di rabbia e vergogna, pur sapendo perfettamente i fatti, Gunther è d'accordo con il fratellastro che Sigfrido debba morire perché lui riacquisti il suo onore. Brunilde, desiderosa di vendicarsi del tradimento di Sigfrido, si unisce alla congiura e rivela ad Hagen l'unico punto debole dell'eroe: sebbene ella lo avesse reso invulnerabile tramite la sua magia, aveva tralasciato la sua schiena, sapendo che non sarebbe mai fuggito di fronte a una minaccia. Hagen e Gunther decidono di attirare Sigfrido in una battuta di caccia e ucciderlo.

Atto III - Nei boschi sulle rive del fiume, le Figlie del Reno piangono la perdita dell'oro. Sigfrido, allontanandosi dai compagni di caccia, si avvicina alla riva. Le ninfe lo implorano di restituire loro l'anello sfuggendo così alla sua maledizione, ma Sigfrido le ignora. Esse si allontanano nuotando, predicendo che Sigfrido morirà ma che la sua erede, una donna, sarà più gentile con loro.

Sigfrido si riunisce agli altri cacciatori, fra cui Gunther e Hagen. In un momento di riposo, racconta loro le sue avventure giovanili. Hagen gli dà una pozione che gli fa recuperare la memoria, e Sigfrido racconta di quando aveva trovato Brunilde e l'aveva risvegliata con un bacio. Improvvisamente, due corvi escono da un cespuglio e, mentre Sigfrido li guarda volare via, Hagen lo trafigge alla schiena con la sua lancia. Gli altri assistono alla scena con orrore, e Hagen si allontana con calma nella foresta. Sigfrido muore, abbandonandosi negli ultimi istanti al ricordo di Brunilde. Il suo corpo viene trasportato in una solenne processione funebre.

Nell'atrio del palazzo dei Ghibicunghi, Gutrune attende il ritorno del marito. Giunge Hagen precedendo il corteo funebre. Gutrune si dispera quando viene portato il cadavere di Sigfrido. Gunther accusa Hagen della morte di Sigfrido, che lo ammette e va per strappare l'anello dal dito del cadavere. Quando Gunther, desideroso a sua volta di prenderlo, fa per impedirglielo, Hagen lo uccide. Ma, quando si china sul corpo per afferrare l'anello, la mano dell'eroe morto si alza minacciosa, ed egli arretra terrorizzato.

Entra Brunilde, ed ordina che una grande pira funebre venga accesa accanto al fiume, rimandando i corvi da Wotan con le tanto attese notizie. Prende l'anello e dichiara alle Figlie del Reno di venire a riprenderlo dalle sue ceneri, una volta che il fuoco lo avrà purificato della maledizione. Viene accesa la pira, Brunilde monta sul suo cavallo Grane e cavalca in mezzo alle fiamme.

Il fuoco si estende mentre il Reno straripa dai suoi argini. L'anello finisce nell'acqua: Hagen si tuffa per prenderlo e annega. Le Figlie del Reno si allontanano a nuoto, portando l'anello trionfanti. Mentre le fiamme crescono di intensità, si intravede nel cielo il Valhalla popolato dagli dei, anch'esso preda di un incendio che lo distrugge. Source: wikipedia

Edited by Lord Zaku III

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